Diletta Elvira ( ogni volta che dico diletta mi viene in mente Clark Gable col suo baffetto da sparviero),

come stai e come ti conduci? E’ un po’ di tempo che ho in mente di proporti un certo argomento sempre più all’ordine del giorno, e l’inizio di questo anno mi pare occasione acconcia. Oltre a tutto, il resoconto di una mia recente serata si presta alla perfezione a fare da incipit.
Alludo, come si evince dal titolo, alle previsioni del calendario Maya, sì. Al fatidico 21-12-2012.
Da tempo mi chiedevo cosa ne pensassi tu, ma francamente non avevo la più pallida idea, al di là di qualche opinione salottiera e dei media che su questa storia stanno costruendo un business colossale, del pensiero della gente lato sensu in merito.
Dunque. Cena fuori, una di queste cene infrafestive (dato che si ha senz’altro fame visto che si è mangiato poco), su invito di amici con altri amici, una pizza informale in tanti.
Mi trovo seduta a un tavolo di 15 persone, lontana dai miei amici, in balia di imprescindibili conversari con due amabili sconosciuti di fronte a me, una coppia di mezza età, come si dice? Giovanile. Garrula e giovanile.
La signora mi illustra abbondantemente gioie e dolori della nonneria (condizione cui segretamente penso da un po’, sarà che ho voglia di bambini piccoli), e da lì, inevitabilmente, vuoi non scivolare come un surf sul “poveri bambini, chissà che mondo li aspetta?”
Ci si è arrivati praticamente subito. In genere in questi casi ascolto molto e parlo poco. Su questo mondo ho le mie opinioni, e di solito tendo a esprimerle solo se richieste e quasi mai volentieri con persone che non conosco, anche se non mi sottraggo.
Questi due parevano sul punto di rischiare un malore se non avessero conosciuto il mio pensiero in merito, e così ho aperto, cautamente, un discorso che non poteva escludere un orientamento spirituale. Per l’appunto, il mio.
Mi ascoltavano attenti, facevano domande, lei soprattutto. Sicuramente sembravano sensibili all’argomento e interessati, e così la conversazione si è protratta quasi per tutta la cena.
Arrivati al caffè, lui, un distinto signore plurisessantenne con una bella famigliola di figli e nipotini e una gloriosa carriera alle spalle, mi guarda per un po’ con una strana espressione e poi dice:

Lei mi sembra una persona seria. forse a lei posso dirlo”. Pensoso.

La moglie lo guarda e approva annuendo vigorosamente con la testa, e io avverto una sensazione come di allerta. Si avvicina a me attraverso il tavolo, furtivo, lanciando occhiate circospette in giro per avere la certezza che nessuno lo sentisse e mi sibila con una luce di trionfo negli occhi:

Qualunque cosa accada il 21 dicembre, noi siamo a posto“. E mi stringe la mano, tipo complice di un segreto militare di capitale importanza, roba che solo la CIA. Io morivo dalla curiosità e a quel punto stavo anche cominciando a divertirmi un sacco.
Te la faccio breve: dopo il crollo delle Torri Gemelle il nostro (che è plausibile non abbia problemi di liquidità) ha avuto ricorrenti presagi di imminente sventura. Poi, il colpo di genio. Il lampo dell’imprenditore.
Pensa che ti pensa, cos’ha fatto?
HA COSTRUITO UN BUNKER!
Non mi ha dato, ovviamente, coordinate geografiche (“saremo già zeppi fra parenti e amici, manca solo che arrivino gli sconosciuti”, una nota di rara empatia), ma ho intuito da qualche riferimento sfuggito nell’enfasi del racconto che dovrebbe trovarsi sui colli piacentini.
In sintesi: costui si è fatto costruire 10 anni fa un rifugio sotterraneo con tanto di prese d’aria e generatori di corrente, l’ha attrezzato con pile, materassi, sacchi a pelo, coperte, stivali e maglioni e riempito di riserve d’acqua e scorte alimentari di ogni genere.
Pensi che l’ho rifornito anche di medicinali, c’è tutto”.
Ora. Una parte di me rideva senza ritegno immaginandosi la scena: la notte fra il 20 e il 21 dicembre un drappello di persone tipo cospiratori, al buio e in silenzio, forse guidando senza fari, si intrufola alla spicciolata nell’antro, fregandosi le mani per averla fatta a  tutti e essere sopravvissuti all’apocalisse. Chissà se il mio amico di fronte, emulo di Noè, avrà pensato di portarsi dietro una colomba da liberare fuori dalle prese d’aria per vedere con che cosa torna nel becco. E soprattutto mi domando, qualora fosse vero, che gusto c’è a essere vivi in mezzo al nulla, pochi sfigati a litigarsi le scatolette di tonno?
Dall’altra parte, penso invece con una punta di sconforto a quanta gente ancora, di fronte alla prospettiva della morte, consideri solo di scappare. Senza riflettere un attimo.
Non dico mica che morire sia divertente, ci mancherebbe altro. Non lo so con esattezza, non credo proprio. Ma la morte fa sicuramente parte della vita, perbacco! Che senso ha non pensarci e vivere come se non ci fosse invece di provare a prepararsi al di fuori delle cornici esclusivamente materiali? Possibile che si pensi solo a mangiare e a vestirsi?
Quindi, amica mia. Sappi che, se durante il prossimo dicembre tu fossi colta da qualche oscuro presagio, sui colli piacentini e non solo lì, informati, esistono adeguati ripari alla faccia di quei menagramo dei Maya.
Quanto a me, ti informo che io sarò in casa, serenamente seduta davanti al mio fido computer, probabilmente aspettando la mezzanotte con una vasca di gelato al croccante di Chocolat e una magnifica sigarettina. Avessero ragione i Maya, morirei felice.
Buon Anno a te.
Tua Grimi

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