Elvira del mio cuore,

all’indomani di un piovoso sabato pomeriggio di libri, di musica e di aerosol alla figlia influenzata, giungo a te in letizia di spirito.
Sì, son di buon umore. E mi sono accorta di quanto cambi il tenore di pensieri e riflessioni a seconda dello stato d’animo: il tema in testa può restare sempre lo stesso, ma se la musica non cambia, il tono sì, e col tono l’intera visione delle cose.
Pioggia o non pioggia, oggi come ieri sono ilare, e riesco a trasformare in possibilità anche le situazioni che, con un umore diverso, in genere virerebbero al disastro, per non dire al dramma.
Che bizzarro articolo, il cervello. Fa tutto lui. Costruisce e disfa, anticipa e ritarda, avvicina o respinge, e a volte la sua logica va in corto circuito seguendo un non senso solo suo.

Ieri mattina, dopo essermi affettata l’indice sinistro fino all’osso tagliando un petto di pollo, ho fatto una delle mie solite figure.
Scrivendo un assegno in un negozio ho chiesto la data del giorno, qualcuno ha risposto il 10, e quindi ho diligentemente scritto in bella calligrafia la suddetta data: 10/11/12. Solo che mi devo essere distratta, e così ho scritto 10/11/12/13/14 scatenando fra gli astanti un’ilarità inconsulta.
Il cervello, appunto.
Chissà cosa c’è nel mio, a volte me lo domando seriamente: ma siccome sono ilare, al posto di preoccuparmi ho riso anch’io e ciao.

Passa il tempo e tutto si dimensiona diversamente, nel mio caso anche l’ansia: mi sto trasformando, non ci crederai, in un amabile donnino sorridente. Sì, io.
Ah come si sta bene senza ansia, non credevo. Ho smesso di coltivarla come un fiore di serra e lei, puff, se n’è andata senza colpo ferire, non mi sono accorta quando è avvenuto il fausto evento, nè come. Puff.
Tutt’a un tratto, un po’ di mesi fa, ho realizzato che non c’è più, che mi occupo al posto di preoccuparmi. Ho visto tutti in fila quanti anni ho sprecato stracciandomi l’umore e la vita in un lavorio mentale incessante e convulso di programmazione e controllo, col suo bravo corredo di insonnia e palpitazioni, sentendomi indispensabile al mondo.
Ho scoperto con infinita letizia che invece sono più superflua di un pelo, che il cosmo si fa un baffo delle mie angoscine da nevrotica e che si vive molto meglio mollando la pretesa di tenere in pugno tutto e tutti stressando l’universo mondo perchè ogni cosa vada come dico io.
Tanto non ci va mai lo stesso, e il difetto non era lì. Il mondo era del tutto innocente.

Tu mi dirai, col sopracciglio ad accento circonflesso delle grandi occasioni, mi par di vederti: “Grimilde, sei più ovvia di Lapalisse”.
Ne convengo. Ma a volte certe repentine consapevolezze liete fanno scattare una voglia di condivisione: e con chi se non con te, che capisci perchè ben conosci i miei tempi torvi?

Nella speranza che siano definitivamente andati, dopo averti comunicato la mia levità di spirito, vado a bollire il riso e a grigliare il petto di pollo (macchiato del mio sangue) per la diletta prole cagionevole.

Spero di te ogni bene.
Tante care cose

Grimilde


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