Mia inarrestabile Grimilde,

sconvolgo le abitudini e gli usi e scrivo senza attendere un tuo post perché abbiamo da raccontare peripezie recenti. Insieme abbiamo affrontato l’allerta della Protezione Civile, le intemperie e la folla per la presentazione di un libro, mille e mille sarebbero gli episodi (tu lo sai, io lo so) meritevoli di dettagliata trattazione in questo sacro, lieve, pubblico spazio virtuale. Ma uno, un evento ci accomunò nell’allegrezza all’esordio del nostro viaggio, e poiché esso è (anche) legato alle mie note condizioni mentali (sulle quali avresti – oh, lo so – la pietà di alleggerire il giudizio) preferisco immolarmi e narrare senza sconti.

Per i nostri affezionati lettori dirò che nei giorni recenti era prevista una presentazione – noi affascinanti protagoniste – in una amena località toscana. I nostri viaggi hanno la facoltà e il privilegio di raggiungere picchi di ineguagliabile bizzarria, così, settimane fa, non ti parve degno di stupore alcuno apprendere che avevo deciso di noleggiare una simpatica Panda azzurra per questa nostra trasferta letteraria. Una sera di esplorazione su internet aveva portato alla curiosità, poi alla verifica di un noleggio low-cost  che ci avrebbe permesso di arrampicare festanti sui sentieri del bosco impervio ove si erge il meraviglioso bed and breakfast che ci avrebbe ospitato. “E Panda sia!”, avevi esclamato piena di zelante e amorevole coraggio quando ti avevo rivelato che non avremmo usato l’automobile del Barbuto ma una Panda azzurra scovata su internet. E l’avremmo ritirata a Linate.

Sei dunque giunta, elegante e sobria con un trolley che avrebbe fatto invidia a un Lord, al luogo prefissato per il nostro appuntamento, e, sul taxi diretto a Linate, hai chiacchierato del più e del meno controllando i messaggi dei tuoi innumerevoli amanti su due cellulari pescati dalla borsa. A Linate siamo scese al piano sbagliato (naturalmente), abbiamo infilato l’unica scala mobile ferma per lavori e, finalmente, intuita la posizione dell’ufficio del noleggio, abbiamo sorriso all’unisono all’uomo che ci ha accolte.

– Carta di identità e patente, prego.

Ha detto, gettando nel cestino dei rifiuto il voucher che avevo diligentemente stampato.

Carta di identità e patente. Ammetto di avere sentito una punturina imbarazzata dietro l’orecchio destro. Estratto il portafoglio, ho mostrato la carta di identità e iniziato la ricerca della patente.

– Era qui…

Dietro l’orecchio destro la punturina diventava un incendio. La patente, la patente… Quando l’avevo vista l’ultima volta? In quale portafoglio?

– Dovrebbe…

Ho estratto carte di credito, foglietti, soldi, vecchi scontrini, tessere di librerie, solarium, hammam, Cartafreccia, disegnino della figlia di un’amica, medaglietta scaramantica, bracciale rotto che non voglio buttare, aggeggino che serve per la SIM dell’iPad, lettera di buone intenzioni per Natale. Niente. La patente non c’era.

– Temo di non trovare la patente.

– Ma così non posso darle la macchina.

Eri presente e puoi essere testimone: ho affrontato l’inevitabile con classe e superiorità, vero? Non ho pianto, neanche un lamento. La mia Panda azzurra non era più mia. Ho perfino ringraziato con una battuta vezzosa l’uomo del noleggio, e ti ho accompagnata al taxi.

– Prenderemo la macchina del barbuto. Intanto saliamo in casa per un caffè, a questo punto prendiamocela comoda.

Hai annuito, pietosa. Ormai hai sviluppato un’abitudine agli imprevisti della mia distrazione.

Clac, clac, clac. La chiave nella serratura, la borsa gettata sul divano, il caffè.

– Ora prendo la patente, è senz’altro nel portafoglio vecchio. Sai, quello che uso ora è un regalo che…

Credo tu abbia intuito del mio sguardo vacuo, errabondo, e dalle dita che vagavano inutili dentro il vecchio portafoglio che avevo spalancato ostentando sicumera.

– Non c’è?

Non c’era. La patente non era neanche là.

– Ricontrolla la borsa.

Ed ecco il salto quantico, ecco il momento che in una vita fa la differenza. Afferrato senza convinzione il portafoglio che a Linate avevo esplorato con lo stile di Indiana Jones, l’ho aperto e… La mia patente mi fissava beffarda dal primo scomparto! Era sempre stata al proprio posto, solo non l’avevo vista.

Mia Grimilde, siamo partite con l’auto del Barbuto e mai sapremo come ci si arrampica con una Panda azzurra. Tutto per una patente che, dispettosa, entra ed esce dal mio campo visivo. E una volta di più mi chiedo: come fai a mantenerti calma quando viaggi con me?

Tua in eterno,

Elvira


Accedi al tuo account

 
×
Hai dimenticato la tua Password?
×

Salite