Mia adoratissima, immarcescibile e insostituibile Grimilde,

nella vita accade di trovarsi di fronte a svolte epiche inattese, cercate per anni e mai raggiunte poi sorpassate così, con il battere delle ciglia e senza avere previsto alcunchè. Guardi indietro e ti rendi conto di avere scollinato, eppure la collina ti sembrava tanto lontana e impervia… Succede all’improvviso e tutti gli ostacoli, i tentativi andati a vuoto, le riflessioni si sciolgono nella semplicità dell’essere. E per momenti come questi ci vuole lo slogan.

Siediti bene, per favore, che adesso si parla di amore (sottolineo la rima, mi pare faccia chic).

Nella mia lunga vita di seduttrice pasticciona mi è capitato di incontrare varia umanità e sostenere ore e giorni niente affatto semplici. Una giornata come questa, credi a me, merita una citazione.

In una Roma piovigginosa e grigia ho lasciato il mio bilocale alla guida della Smart, emozionata come una scolaretta per l’imminente incontro con il Leggiadro. Aveva egli un impegno lavorativo che lo portava in una certa zona di periferia ed essendo senza automobile mi aveva proposto con un sms serotino (al rientro da una vacanzina con la moglie) di andarlo a prendere per accompagnarlo in ufficio. Con sosta romantica qua o là. Avrei potuto mai rifiutare? Macchè, ne ero felice! La nebbia sembrava essenza di primule, il freddo niente più di una brezza, credo di non avere dormito per la felice eccitazione dell’attesa. Ero agghindata e immersa in una scia di sogni e profumo, agitata il tanto che basta a imporporare le gote. L’appuntamento era a un distributore di benzina dove, puntuale, ho parcheggiato la Smart e mi sono accomodata sul sedile.

– Ho quasi fatto, due minuti e ci sono.

La sua voce al telefono è stupenda, te l’ho mai detto? Nando Gazzolo era nessuno. Due minuti, al massimo tre: per un segno della Vergine la precisione è un obbligo. Con finta scioltezza ho provato e riprovato le pose più languide e ammaliatrici, verificato che il trucco sulle ciglia non avesse sbavato e contato le mattonelle della pavimentazione del distributore. Le ho contate almeno quarantadue volte. Perché i minuti (due o tre) sono diventati trenta, a essere magnanimi venticinque. L’ho visto spuntare garrulo con la ventiquattrore e il giornale, quasi perso nelle goccioline roride di nebbia. Si è accomodato al volante ed è partito con il turbinare del motore della Smart. Nei primi minuti la conversazione non ha seguito pieghe particolarmente vivaci: il suo stato di uomo sposato rende i rientri dalle vacanze sorprese imprevedibili. Se  è stato capace di farmi sentire la sua presenza se la cava, lo adoro con gli occhi di un koala in amore e tutto finisce in un giro di passione, se qualcosa è andato storto bisogna solo sperare che i fulmini cadano poco più in là. Comunque, complice la Smart che non permette movimenti di grande rilievo, il primo imbarazzo postvacanziero si è sciolto e abbiamo raggiunto il nostro personale nascondiglio ove consumare l’emozione del desiderio.

– Ah, eccoci arrivati. Sai, non voglio parlare più di queste cose. L’assenza, le discussioni, gli sms che non arrivano… Non mi va di parlarne. Ti capisco, certo, tu dei due sei quella più innamorata quindi tendi a enfatizzare le cose…

Per un istante ho creduto che le orecchie avessero fatto cortocircuito.

– Sei scemo o mangi i sassi?

Non l’ho detto ma ammetto di averlo pensato. Gli ho quindi chiesto, con un certo garbo, di ripetere.

– Ma sì, è ovvio che tra noi la più innamorata sei tu.

Grimilde, tu conosci gli anfratti del mio cuore e sai che nel mio fulgido passato almeno un altro esemplare di uomo scavò solchi abissali nella mia autostima e nella memoria dichiarando obbrobi quasi inascoltabili. Ce ne siamo liberate grazie a un intervento diretto di qualche Divinità, ne ho certezza, e ora giace nelle brume della Toscana. Il Leggiadro però scivola poco sui trabocchetti verbali. E’ furbissimo e attento, sono quasi fiera di lui. Puoi quindi immaginare l’espressione atterrita sul mio volto, il bolo isterico formatosi all’istante in fondo alla gola e il desiderio incoercibile di afferrare qualcosa di durissimo e romperlo sulla sua testa. Incredibile, cosa accadeva? Cosa passa per la testa agli uomini quando decidono di dirti cattiverie del genere e pretendere che siano il segno profondo e adamantino della loro lealtà?

– Certo che proprio hai un carattere di merda…

Sempre lui, una constatazione a coronamento delle mie successive recriminazioni. In sintesi, per risparmiare a te e ai nostri quattro lettori dettagli che si possono comunque intuire: l’aveva aspettato al freddo e al gelo per una trentina di minuti dopo una notte insonne nell’emozione dell’attesa, ospitato sulla mia Smart per sentirmi dire che lo amo e non sono corrisposta, si concludeva il tutto con l’evidenza di un mio carattere fatto di sostanza organica maleodorante.

Giuro, Grimilde, che mentre passeggiavamo nel vialetto del nostro rifugio ho creduto che avesse bevuto o si fosse autosomministrato una sostanza stupefacente. E’ vero, durante la sua romantica vacanza coniugale non sono stata un fiore di amante silenziosa e devota, ma crollare in quel modo non era da lui. Ho invocato la seminfermità mentale, il turbamento psichico, la stanchezza, i geloni al cervello, forse un’amante slava con la metà dei miei anni e il doppio del seno.

Non so come, sono riuscita a raggiungere uno stato di quasi serenità rimandando a dopo la riflessione. Piano sono rientrata nel personagio e ho goduto ampiamente della nostra solitudine. E l’ho amato, dimentica delle sue dichiarazioni di unilateralità. Perchè non c’è proprio niente da fare, in certe cose è un asso (e “certe cose” sono quelle che pensi tu, sì).

Poi, come previsto, l’ho accompagnato in ufficio.

– Ah, per il tuo bookcrossing. Ti ho portato un po’ di libri.

Mi ha baciata ed è sceso. Ho afferrato la borsa di carta che mi aveva allungato sul sedile, ho frugato con le mani. Libri, appunto. E due glieli avevo regalati io. Li stava lasciando a me per il bookcrossing.

Ecco, cara Grimilde. I fatti sono questi. Nel mio pomeriggio di lavoro ho scritto fino a cadere esausta sulla tastiera, poi, nel primo istante di reminescenza di me e del mondo circostante, ho capito che il problema non è lui. Il problema sono io. Perchè certe cose me le sono lasciate dire. E’ l’uomo migliore che abbia incontrato, è sexy e sa sedurmi con l’abilità di Arsenio Lupin, però ha il DNA XY e dovrei ricordarmene. Contro XY non si può andare, prima o poi la follia salta fuori. Non c’è segno della Vergine che tenga, una o due volte all’anno anche l’uomo perfetto si trasforma in Lucifero o nel mago Otelma. Oggi il Leggiadro era il mago Otelma.

Ed e’ scattata la consapevolezza. Che ci vuole uno slogan. E’ nato nella mia testa e ha gonfiato il petto di giubilo.

Eccolo, lo slogan.

“MAI PIU’ BRIDGET JONES”

E, mi si perdoni il francesismo, un sonoro vaffan…

Ti adoro, mia diletta.

Tua

Elvira


Accedi al tuo account

 
×
Hai dimenticato la tua Password?
×

Salite