Mia incorruttibile Grimilde,

nella peregrinazioni che caratterizzano la mia anima inquieta capita che mi imbatta in luoghi che, per un certo periodo di tempo, entrano a fare parte della mia vita lasciando ricordi, libri, scritture. Sono i cosiddetti “rifugi”, pareti entro le quali accatasto fogli, pagine, rilegature e quaderni, BIC blu, computer: di tutto un po’ per lasciare sfogo alla creatività e alla follia. Insomma, i miei libri nascono nei rifugi. Sono sempre stata fortunata: quando il momento era appropriato il rifugio vecchio se ne andava con un sorriso e ottime sensazioni, per lasciare il posto al nuovo, piombato in un caso apparente sul mio cammino e già destinato ad accogliermi.

Così è stato per un microscopico bilocale immerso nel silenzio, il silenzio vero, poco distante da Milano. Passeggiavo, in una domenica qualsiasi con un colore grigio che dal cielo rifletteva sui prati mosci, e mi attirò un piccolo foglio bianco appeso alla vetrina di un negozio. “Affittasi bilocale”, e due o tre informazioni che mi lasciarono di stucco: prezzo basso, luogo meraviglioso. “Gli effetti della crisi”, pensai, e non persi tempo a riflettere: segnai il numero di telefono e la mattina dopo chiamai. Nel volgere di giorni il rifugio nuovo era arrivato, quello vecchio lasciato indietro senza rimpianti ma con amore.

“Immagino che lei giochi a golf”. Il bellone che mi aveva mostrato il bilocale, permettendomi di oltrepassare la severissima vigilanza armata all’ingresso, aveva sputato fuori gli occhi alla mia risposta:

– Ho preso tre lezioni, poi ho smesso. Quando tento lo swing svengo, e comunque mi annoio.

– Ma sa che questo è un golf club?

– Ne avevo avuto il sentore.

Per rendere più chiara la mia consapevolezza del tempo e luogo avevo indicato con la mano i tre golfisti in impeccabile maglioncino milionario a una decina di metri da noi.

– Scusi, ma allora perché…

“Ho un amante golfista”, la tentazioni mi aveva sfiorato, ma ancora non avevo la certezza che mi avrebbero affittato il bilocale, così ho optato per una posizione più morbida:

– Sono scrittore, cerco il silenzio. Chi gioca a golf è silenziosissimo, di solito. In questo posto voglio scrivere, niente altro. E passeggiare, casomai.

– Allora è perfetto.

Il suo volto di nuovo serafico fu il punto di svolta. Avevo indovinato: rappresentava qualcuno che affittava a malincuore, e che voleva a tutti i costi mettersi in casa un essere umano quieto, innocuo, possibilmente semiaddormentato. Uno scrittore, anche con lo squilibrio noto e intrinseco nella creatività, era garanzia. Più o meno.

Insomma, appena ho firmato il contratto mi sono lanciata nell’impresa della pulizia e della sistemazione del poco che mancava. E ho caricato in macchina secchio, spazzolone, scope, stracci, detersivi, radunando il tutto in ampie e orribili borse di plasticona blu. Hai presente il look da governante sciatta di mezza età, magari con la riga di capello stinto e colorato con lo shampoo del discount? Ecco, prova a figurartelo: tuta da ginnastica vecchia e informe, chioma ancora meno pettinata rispetto al disordinato solito, magliettazza nera con la scritta slavata, scarpa ciabattata e borsoni di plastica blu. All’ingresso ho salutato le guardie, fiera di essere ormai parte della ristretta cerchia dei VIP ammessi al golf club, e parcheggiato nell’enorme spazio al limitare della club house. Non avevo ancora tolto le borse dal bagagliaio, un tizio in divisa da security si è materializzato dietro di me.

– Desidera?

– Sono tal dei tali, ho affittato il bilocale tale dei tali.

Ammiccante, ho indicato con il canto esterno dell’occhio sinistro l’adesivo nuovo di stampa appeso al finestrino. Chi ha quell’adesivo fa parte del gruppo, è stato accettato!

– Vede?

– Ah, certo.

Nelle mie orecchie il rumore dell’acqua di una piscina, gente sciaguattante e bambini educatissimi a giocare tra le fronde. In lontananza, il pac inconfondibile della palle da golf colpite dal ferro. La guardia, allibita, era ferma sulla mia tuta da ginnastica.

– E’ un po’ lontana da casa, se vuole può portare la macchina più vicina. Fa meno fatica.

Mi conosci, amata Grimilde: nei primi tempi di un idillio non mi risparmio. Ho dentro una tale carica di adrenalina che spaccherei i mattoni con il mignolo.

– No, grazie, faccio una passeggiata.

E qui chiedo a te e ai nostri affezionati lettori di andare di fantasia. In un golf club dove perfino le api costruiscono alveari nel posto giusto, senza disturbare, ho intrapreso la traversata del cortile carica di borse di plastica, spazzolone e scope. E secchio, naturalmente.

Il sole a piombo ad appiccicare la maglietta sulle mia generose forme, ho raggiunto quasi la meta, ma una voce, di nuovo, ha rotto il silenzio.

– Signora, mi scusi. Dove va?

Un’altra guardia. Zelanti, niente da dire. Appoggiati borse e secchio in un minimo angolo del sentiero, attentissima a non sciupare l’erbetta (ogni filo alto uguale), ho ripetuto la spiegazione. Il giovane, che qualche giorno prima mi aveva già stupita esibendosi in un’occhiata di assoluto scandalo quando mi ero azzardata a chiedere se si verificassero furti all’interno del comprensorio (“Furti? Cioé???”), ha sfoderato l’espressione più attonita che gli è riuscita.

– Ma pulisce lei la casa?

– Perché no? Faccio esercizio… Poi sa, ancora non ho trovato nessuno che mi aiuti. Non ho avuto tempo di…

– Certo, certo, ma… Scusi, perché sta camminando?

Confesso di avere avuto un blocco. La favella è sparita, il cervello si rifiutava di pensare. In che senso “perché sta camminando?”.

– Cioé, intendo… Qui nessuno cammina. I golfisti camminano per giocare, ma per il resto… Non serve. Al massimo può usare una golf car, qui è strano camminare!

Vedi, cara Grimilde, uno deve avere il fisico per fare certe cose. Oppure abbandonare la paura e fregarsene. Nel breve volgere di giorni mi sono intrufolata nell’Eden e commesso i seguenti reati:

– insinuare che potessero verificarsi furti all’interno di Fantasilandia

– indossare tuta, scarpacce e maglia lisa, imbracciare scope, spazzolone e secchio, addirittura con borse di plastica, ostentando il tutto nel centro di un golf club

– camminare là dove gli eletti volano, oppure si librano a qualche centimetro da terra

Ma si sa, non sono golfista. E questa fa la differenza.

Ti bacio con il trasporto che sai, in silenzio per non turbare gli swing.

Tua,

Elvira


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